C’era sempre un sacco di gente a vedere le parate militari. Quel giorno le maestre, gonne e cappellini svolazzanti, faticavano a tenere i bambini lontani dalle ruote dei carri spiegando che era maleducazione disturbare i veterani. Era pericoloso stare troppo vicino a veicoli da guerra. La seconda cosa era senz’altro vera, ma i veterani erano tutti telecomandati o droidi, comunque spenti sino al prossimo utilizzo. Il poco personale in divisa non varcava da anni i confini cittadini e accompagnava la parata solo per ordine pubblico, ordine che fu turbato a un certo punto da un giovane, anche lui in divisa sbiadita e sgualcita, che intralciò la sfilata sbracciandosi e urlando cose poco comprensibili.
Fu così che Julian Devalkiam, ventun anni e testa rasata, si trovò ammanettato a una sedia in una sala molto importante della caserma: il soffitto non era mai stato ricostruito e ogni tanto si vedevano sciami di droni schizzare da un angolo di cielo all’altro. I due soldati che lo avevano fatto prigioniero salutarono l’ingresso del generale di brigata Banurd. Sbagliando certi dettagli tra cui il tempismo. Uno dei due aveva il codino e, come il suo simile, prese la porta appena fu congedato, mentre il generale tirò fuori una chiave dalla tasca e la mise sul tavolo.
“Cittadino Devalkiam, questo è il terzo episodio in due mesi. La mia domanda è: perché?” Julian era combattuto tra la frustrazione e l’ammirazione verso quell’uomo.
“Voglio combattere, signore!” Banurd lasciò sfuggire un lungo sospiro.
“Non mi chiami sign- lasciamo perdere. Ho visto la sua scheda, tutti i corsi completati con tre stelle, il congedo con disonore prima di terminare l’addestramento droni. Poi si è messo a fare queste pagliacciate, giovanotto.”
“La prego, signore, mi mandi al fronte, posso fare qualsiasi cosa, pulire, sparare, marciare…”
“Julian, smettila, ero amico di tuo nonno. Il tuo problema non è la fedeltà alla Patria e nemmeno l’attitudine al combattimento. Il tuo problema è un’eroica incapacità di capire un semplicissimo concetto: il Primo Articolo Militare proibisce interventi umani sul campo di battaglia ed entro cinquanta miglia dal fronte.”
“Io… io lo so, signore. Ma non sono d’accordo. Però non voglio passare al nemico.”
“Tu sai ma non capisci, non c’è nessun nemico pronto ad accoglierti perché il Primo Articolo tutela la vita umana. Su tutto il pianeta. Lasciamo fare ai droidi.”
“E il civili, signore?” Julian guardò il generale: Banurd aveva un pezzo di carta igienica attaccato alle scarpe.
“I civili non sono militari. Adesso ti tolgo quegli affari e facciamo una passeggiata. Ti va?”
In cortile era una bella e fresca giornata tra le esercitazioni in marcia dei quadrupedroni. il generale abbandonò il ragazzo sotto una quercia e tornò un minuto dopo con due bottiglie di birra, già aperte. Si sedettero all’ombra guardando le erbacce che rosicchiavano l’asfalto.
“Sei un bravo ragazzo, Julian, e non è colpa tua se il mondo è andato avanti: noi facciamo comunque il nostro lavoro.” Anche le sue medaglie non erano ben allineate.
“Io però, signore, così impazzisco… questa è la mia vocazione, non voglio andare a fare a botte nei bar oppure giù al porto.”
“Ti capisco. Dopotutto è il mestiere di un uomo. Non si cambia, per questo vorrei parlarti di una cosa: mai sentito nominare l’Alto Scaglione?” disse Banurd mentre finiva soddisfatto la sua birra.
“Solo di sfuggita, signore.”
“Meglio così.” Il telefono del generale, che si scusò, si mise a suonare e per un paio di minuti il ragazzo si trovò da solo coi suoi pensieri.
Quando il militare tornò aveva l’aria di chi sapeva di nuovi grattacapi.
“Accompagnami in ufficio. L’Alto Scaglione, come ti dicevo, è nato tra quegli ufficiali disposti a tutto per continuare la ricerca del pericolo. Però non è una cosa per tutti ed è meglio se resta un segreto. Ci siamo intesi?”
“Sissignore!” Gli occhi di Julian scintillavano e Banurd si rese conto che forse stava commettendo un errore, ma in ogni caso era troppo tardi.
“Adesso ascoltami bene. C’è solo una cosa più pericolosa della guerra, ed è la donna. E siccome si può togliere l’uomo dalla competizione, ma non la competizione dall’uomo, noi abbiamo messo su un sistema di punti per fare a gara, ad esempio accompagnare la moglie per un pomeriggio a veder mobili vale un punto. Che poi è quello che sto per fare.”
“Ma… voi premiate la sofferenza?”
“Noi premiamo la sopportazione, l’eroismo, il genio e la sopravvivenza. Tu ce l’hai una donna, Julian? Se non ce l’hai te la troveremo noi.”
Il ragazzo non rispose mentre entrava nelle stanze del suo eroe. Adesso la guerra ce l’aveva in testa, ma non una a cui fosse pronto.
“Julian, tu hai la stoffa. Pensaci. Ti assicuro che è la miglior cosa che ci sia rimasta.”
“Io la ringrazio, signore. Posso farle una domanda, le sue medaglie…”
“Sono i miei otto divorzi. Stavo per dirtelo io. Julian! Che cos’hai?”
Il generale di brigata Banurd aiutò il cittadino a rialzarsi. Il giovane tremava e grosse lacrime cominciavano a scendergli sulle gote. Non poteva essere la birra, pensò Banurd, Santo Dio, è talmente fatto col righello che sembra tirato fuori da uno di quei vecchi poster per i reclutamenti. Julian riprese a parlare a fatica dopo essersi seduto.
“Signore. Lei mi onora, ma temo di. non poter venire con voi. Io… sono omosessuale.”
“Vabbè ma quello anch’io, che c’entra.”



Rispondi