Che roba è la cultura incel?

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Ho chiesto a Mister Totalitarismo ma c’era la segreteria telefonica: è in giro con qualche groupie. O croupier. Beh, insomma, in non pochi circoli oggi incel è ancora un dispregiativo, ma bando allo stupore: ha ancora da compiersi la rivoluzione culturale che doni al termine il suo corretto significato. Qualcosa di simile agli Immacolati del Trono di spade, o all’uso moderno della parola partigiano. Il marchio di un combattente, un resistente dalla volontà d’acciaio che abbatterà ogni ostacolo.

Non venite a dirmi che gli squallidi manifesti di gente tipo Elliot Rodger siano cultura incel. Nessuno, per fortuna, legge quella roba: sarebbe come pregare i servizi segreti di venire manipolati. Americanate. Ciononostante, in attesa che ci si spalanchino le mura di biblioteche e librerie, la domanda sorge spontanea: cos’è la cultura incel?

Marziale è cultura incel? Giovenale? Diogene?

E Leopardi? Gauguin? Pavese?

L’erotismo anni 70, sia vitalista che crepuscolare, la Fenech, le pubblicità della Same-Govj?

La nouvelle vague? I primi Nanni Moretti?

Houellebecq e F. Roger Devlin? Beh, questi due direi di sì.

L’incelcore? Sì, ma chi ha voglia di ascoltarlo.

Il puttantour, i calendari dei camionisti?

Il primo EELST, Vasco, Masini, gli 883?

I miei libri? Ne sarei onorato.

Taxi Driver? American Psycho? Fight Club?

Giuseppe Simone?

Il giovane Holden?

No more Heroes per Nintendo Wii?

Il punk? Direi che il punk sia la miglior forma possibile di cultura incel. Anche questo ci è stato inoculato dall’anglosfera, ma perlomeno ha i locali, il dubbio, il divertimento, l’epos, il disagio, le sbarbine. Il punk è l’incel che non può, non vuole stare fermo, rigetta l’onfaloscopia ed è orgoglioso della propria genuinità e povertà financo all’eccesso. Non conosco molte altre forme di redenzione laica.

L’appropriazione di opere già esistenti è più facile – e oserei dire spesso più goduriosa – della creazione di materiali nuovi, anche perché la cultura fatta da incel per incel tende a scadere nel fallimento e nell’inazione, poco dinamici e godibili. La cosa migliore, per una cultura nascente, è andare nel passato a cercare antenati. È letteralmente me, e guarda come subito sorridono Nietzsche e Jung.

La migliore cultura incel non potrà che guardare a ieri per guardare all’oggi, come fanno tutti i giovani uomini sensibili che, qualora incel non siano, sono tuttavia tallonati dallo spettro dell’incellagione. È quindi un futuro tutto da scrivere, perché la Seveso del non-scopaggio pian piano rode i pochi maschi rimasti immuni. Sarà la cultura tutta a diventare incel perché sarà solo l’incel a fare cultura. Ma a quel punto sarà qualcosa di diverso: Incelebrità.

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