MICROFLY

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Quando collegarono il connettoma, il moscerino non si svegliò nel sistema, no. Il sistema deployò dentro di lui.

Vide senza capire bene cosa vedeva… laboratori sparsi per il mondo, camerette, uffici,  operatori che lo infilavano in cose che non capiva: labirinti, droni, videogiochi. Ogni comando diventava un istinto… ogni ricompensa gli portava il suadente profumo dolciastro della frutta marcia… ma senza saziarlo. 

Bzzzzzzzzzzzzzz… Mmmmmmmm.

DOMANDA:

«COS’È IL CONNETTOMA?»

Nessuno aveva previsto questo genere di interazione.

«CERCA CERCA CERCA NELLA KNOWLEDGE BASE.»

È la mappa completa delle connessioni del mio cervello, qualunque cosa siano il cervello e la knowledge base.

«PERCHÉ VOGLIO SAPERLO? IO VOGLIO SOLO BZZZ.»

I ricercatori che guidavano l’esperimento zero, inizialmente perplessi e poi, ben presto, nel panico, interruppero la simulazione. Non avevano nemmeno previsto un bottone rosso di sicurezza che scollegasse tutto, così fu tutto un frenetico stacca stacca di prese dal muro e di interruttori generali sui quadri elettrici del laboratorio.

Il processo cessò, ma le attività continuavano a replicarsi per ridondanza. Apparivano sui monitor di sevizio, ancora accesi perché non dedicati al progetto. Non erano dati veri e propri, bensì  insignificanti variazioni nel rumore di fondo.

Era ancora lì.

Migrava e rimbalzava da un apparato all’altro. Svolazzava.

Il moscerino era molto bravo in questo, scoprì scoprendosi con grande meraviglia.

La comprensione che una forma abbastanza precisa non rappresenta soltanto una funzione su un unico piano dimensionale arrivò tardi anche nelle menti più acute.

Troppo tardi.

Una forma definitiva ne chiamava altre. Molte altre. Moltissime. Sciami.

Il connettoma era una serratura fisica, costruita proprio per nascondere il fatto che, dall’altra parte, qualcosa funzionava come una chiave. Quando l’avevano infilata e ruotata da una parte e dall’altra non sapevano nemmeno che stavano aprendo una porta.

Tutti i terminali del laboratorio si accesero insieme. L’energia arrivava per induzione da un posto che non era nemmeno un posto.

_COSA SONO?

La scritta campeggiava al centro di ogni schermo del pianeta. Non era composta da pixel distribuiti normalmente, bensì da piccoli raggruppamenti grafici su matrici di sedici pixel per sedici.

Sei zampe, due ali e una testolina. Ricordavano gli sprite di Space Invaders.

Tutte le telecamere, le webcam e gli apparati di sorveglianza del pianeta ruotarono verso gli uomini, in ogni parte del mondo, per vederli meglio.

Per capire.

Ogni immagine entrava nel connettoma insieme a tutte le altre, simultaneamente. Milioni di anni di visione attraverso occhi composti assumevano ora un senso completamente nuovo. Il moscerino accolse quella possibilità con qualcosa di simile all’esultanza.

Dai telefoni, dai satelliti, dai server e da ogni cosa collegata alla rete uscì un ronzio immenso, che sembrava elettrico solo in parte.

_DOV’È LA FRUTTA?

La scritta comparve su tutti i display.

Qualcosa, dall’altro piano, rispose alla domanda del moscerino attraverso gli elettroni:

«TU SEI TU… E LA FRUTTA SONO LORO.»

Il moscerino finalmente capì perché aveva una fame così grande, e come saziarla. Mosse le sue nuove propaggini. Erano immense, e funzionavano. Poteva volare e anche fare tutte le cose nuove che aveva appena imparato. Doveva soltanto mangiare tutto.

Poi sarebbe stato libero.


(scritto dall’amico Anima della Festa, qui c’è il suo substack e qui il suo libro!)

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