Perfetto. Un culo perfetto. Un culo che non veniva dal paradiso: era il paradiso… e l’aveva disegnato un dio in amore, non certo una palestra. Come se ogni male del mondo dovesse scivolare via su di esso. E anche la coda non era da meno, come tutto il resto della “donna”, pensò l’On. Fanteca tormentandosi le mani. La “donna”, con le sue piccole squame arancioni sul derma viola pallidissimo, le appendici tridattili, soffici, buone. Doveva essere alta poco più di due metri. Era Eva, poco altro importava.
Anche se l’Onorevole poteva vederla solo da dietro, ma sicuramente il resto di lei completava quella bellezza. Anche se i fori dei proiettili sulla schiena, che ogni tanto gettavano ancora un po’ di sangue verde scuro, venivano dall’inferno. Dal nostro inferno. La “donna” era riversa su un telo di plastica e non si sarebbe mossa mai più: a destinazione, qualcuna l’avrebbe tolta dal furgoncino, fotografata, forse sezionata, poi – si spera – bruciata.
Accanto a lei c’era un uomo senza virgolette, il suo uomo, in stato di sedazione e che nonostante il fresco della notte era fradicio di sudore. Giovane e stempiato. Non aveva potuto opporre resistenza alle Volontarie e la sua sposa era morta accanto a lui, perché “sposa” era l’unica definizione che il cervello di Fanteca potesse concepire e accettare. “Se la chiavava” era durato meno di un respiro: L’uomo sedato ed Eva erano stati sposi. Sposi felici. L’Onorevole non aveva bisogno di chiedere.
La panca sul retro del furgoncino ospitava, accanto a Fanteca, una Volontaria con un thermos di caffè e a tracolla un fucile, che forse costava più del furgoncino: anche il fucile era stupendo, mira stabilizzata e calcio leggero come una carezza. Anche se aveva cancellato Eva. La Volontaria aveva già qualche ricciolo grigio e uno sguardo tranquillo, spietato e stanco. L’altra Volontaria non si poteva vedere: era al volante.
“Onorevole, prenda un po’ di caffè. La strada è ancora lunga.”
“Grazie, signora.”
Ogni tanto un sobbalzo del mezzo riportava il culo Stradivari allo sguardo di Fanteca. Lo voleva.
“Lei è giovane per essere un politico… quanti anni aveva al tempo dell’invasione?” La donna guardava da nessuna parte.
“Io… dodici. Le prime navi da Aldazedi le ho viste credo alla televisione, però non ho mai sparato un colpo.”
“Oh, io sì. La prima con un’arma in mano di tutto il Club del Libro, e oggi eccoci qua. Se vuole riposare faccia pure, a quest’ora sono capace solo di ruminare su uccisioni confermate.”
“No, vorrei più elementi per il mio rapporto, signora. Per i disegni di legge. Il problema di queste uova… non toglie che in tempo di pace i corpi paramilitari siano vietati.” La donna bevve a lungo dal thermos.
“Le Volontarie non andranno da nessuna parte.”
***
E aveva ragione. Controllavano il territorio e tutti, anche a Roma, lo sapevano e la gente non obiettava, anzi. Nessuno avrebbe mosso un dito ora che gli Aldazi ci riprovavano, dieci anni dopo il loro storico fallimento: troppo evoluti, troppo sapienti, cacciati via con mazze e con pietre. Ma abbastanza esperti nell’ingegneria genetica da regalare ora quelle Veneri come pacchi di natale, sganciando le uova nell’atmosfera terrestre e sperando che lo Scudo Stellare ne trascurasse qualcuna.
Per un uomo incappare in un uovo era come vincere la lotteria di capodanno. L’imprinting durava tre minuti e lo sviluppo completo sei mesi, all’inizio era anche facile nasconderle tanto erano carine e pazienti, ed eccoti con la tua dolce stangona, bella come una speranza. I forum ne impazzirono: al terzo che provò a svignarsela con un’aliena su un volo per Zurigo le Volontarie fecero saltare tutti i denti. E si fece due più due e poi partì la caccia, contro un nemico stavolta inerme, ma braccato con una furia mai vista.
***
Fanteca scrutò le spalle della morta e che amore che erano, ci avrebbe vissuto sopra. Per mezzo minuto lottò contro una fitta, un impulso antico, visioni di una dea tutta per sé che lo accarezzava in un prato, fatto per lui, come lei, da sempre. Vinse e ne ebbe in cambio una scarica di domande: erano gli Aldazi a essere grandi strateghi? Raffinati alchimisti del languore? Oppure eravamo noi i disperati. La Volontaria disse qualcosa al telefono: Rimozione 573 completata, o roba del genere.
A Roma si sarebbe parlato e parlato come al solito, poi gli studi e la polvere soffiata via da un po’ di vecchia propaganda. Nessuno si sarebbe opposto alla caccia: alle donne il fucile e agli uomini chissà, forse intanto il compito di scoprire le reti di assistenza clandestina…
Il furgoncino sgusciava via sotto le nubi screziate dalla luna e adesso anche l’Onorevole sudava.
“Signora, Chiedo il permesso d’interrogare il soggetto, quando si riprenderà, ovviamente.”
“Certo, faccia pure. Noi saremo impegnate.”



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