13 gennaio
Interessandomi da tempo alla questione dello strapotere femminile, debbo far iniziare la mia ricostruzione dei fatti da una necessaria premessa. I miei studi nel campo delle scienze dure mi avevano da tempo lasciato intravedere una via controintuitiva: cercare la risposta non in giurisprudenza o sociologia ma dall’analisi del mondo naturale. Si doveva iniziare a ritroso, esaminando gli antichi pigmenti, i primi esperimenti nel campo fotografico, incrociando dati astronomici e climatici con le testimonianze storiche.
Ebbene, la mia ipotesi andava suffragandosi col proseguire degli studi. Un’alterazione dello spettro elettromagnetico, divenuta via via più marcata negli ultimi 150 anni o poco più, poteva essere la causa
dell’allargarsi della sfera giuridica femminile. Man mano che
l’eccitazione delle prime conferme cresceva in me, dovevo scacciare le prime punture di paranoia. E se fosse vero? E se non si trattasse di un fenomeno interamente naturale, ma fosse mantenuto in essere dall’intervento di occulti censori e manipolatori del clima? Dovevo restare lucido: non ero che all’inizio delle mie prove.
Li battezzai “basatoni”, forme quantistiche affiancate ai fotoni e oggi ormai quasi scomparse o molto represse. Se non altro alle nostre latitudini. La più alta natalità ancora presente nei paesi più caldi era una delle direttrici della mia indagine, così come l’antica associazione del Sole col principio maschile e della Luna con quello femminile. La cornice era comunque pronta e non rimaneva che cimentarsi nel quadro: avrei cercato d’invertire la subordinazione dell’uomo alla donna attraverso la tecnica e l’empirismo. Avrei sprigionato i raggi XY.
26 gennaio
Ah, maledizione dei primi successi! Il fascio convogliato aveva investito la rara e costosa foto d’epoca di Lina Merlin, annerendola all’istante. Quella si sbriciolò subito e, per timore di eventuali radiazioni contaminanti, ne gettai i resti nel bidoncino dell’umido.
L’ascolto dell’apparecchio radio durante le lunghe e faticose ore in
garage mi fece balenare nel cervello un’idea frenetica e balzana. Si
approssimava una data importante, nella quale avrei potuto condurre un esperimento unico. Ma il tempo era poco e la scala dei miei successi assai piccina. C’era ancora da lavorare sodo, pensare in grande, affrontare a testa alta qualsiasi intoppo.
Buttai giù in men che non si dica gli schemi per un emettitore
portatile, azionato da un grilletto. Per questioni di sicurezza decisi
di approvvigionarmi sia in più negozi locali, sia da fornitori oltre
paese. La mia invenzione rischiava di farmi nemici… era pur sempre un’arma per togliere diritti alle donne.
11 febbraio
Possa Dio aver pietà dei suoi scriteriati pionieri e delle loro
sfortunate vittime. Mi ero nascosto dietro alla siepe condominiale, in attesa, con la Smart della mia vicina bene in vista. Come ogni mattina la signorina discese le scale e si avvicinò all’auto estraendo le chiavi. Cercai di non fare rumore né con lo scatto del grilletto, né col tremore della mano… ecco che stava per avvicinare le chiavi alla macchina. ZAP! Le colpii la mano con l’invisibile raggio, e subito quella lasciò schizzar via le chiavi quasi fossero incandescenti.
La poveretta si chinò a cercarle e fu invece il portafogli ad uscirle
dalla borsetta, che sul momento trovai ben graziosa. Repressi la
tentazione di aiutare la mia cavia, non potevo certo sbucare dalla siepe come un forsennato, e sparai una seconda bordata in direzione proprio del portafogli. Passarono una decina di secondi con la sventurata ancora concentrata nelle sue ricerche e quello si mise a vibrare. Dopodiché la sfoglia di pelle di bue si aprì, sputando banconote, documenti e patente per iniziare poi a darsi alla fuga, come animato da un apprendista stregone.
Eureka. Arretrai di qualche passo e mi feci avanti dal vialetto,
simulando di esser capitato lì per caso, per aiutare la vicina a
recuperare il possibile. Avevo celato la pistola sotto la siepe – la
recuperai in un secondo momento – e occultando anche l’eccitazione per la prova superata mi accorsi di quanto le mie scarpe fossero ormai diventate brutte e scomode dopo anni di regolare utilizzo. Anche a quello avrei pensato in un secondo momento: era tempo di tornare in garage.
8 Marzo
Non era il caso di cercar guai con una pistola in mano, quindi celai la terza versione del mio congegno in un cannone sparafoglie per poi travestirmi da operaio del comune. Si sa quanto siano approssimativi, quando possono colpiscono anche te, pertanto il mio progetto era collaudare l’emettitore puntandolo ogni tanto verso le passanti. Ero il re del marciapiede. La giornata metteva sul bello e le femministe in cammino per manifestare nella piazza principale celavano meno le proprie generose forme ma, investite dai miei raggi XY, subito tornarono a coprirsi, persino la testa. Dopodiché fuggivano come in preda a un raptus silenzioso, probabilmente verso le proprie case. L’ennesima prova riuscita fece scintillare nella mia testa una marea di possibilità ma dovevo attenermi al piano e… andare a festeggiare con un po’ di sushi, poco importava che l’avessi mangiato anche la sera prima.
23 aprile
La giornata cominciò con dei crampi al basso ventre. Forse non mi ero schermato abbastanza contro gli effetti delle mie radiazioni?
Presi un antidolorifico e passai a controllare la posta: l’università di
Kabul mi comunicava interesse verso le mie ricerche, offrendosi di
finanziarle a patto che partecipassi a un’imminente conferenza. La
lettera conteneva un biglietto aereo e la notizia, come potete capire, mi giunse assai gradita ma significava che avrei dovuto spicciarmi ancor di più per il mio esperimento chiave. Mi deliziavano il possibile riconoscimento da parte dei miei pari, la prospettiva di un futuro per le mie scoperte ma anche la semplice eventualità di un viaggio. Un bel viaggio era proprio quello che ci voleva.
Terminate le ultime rifiniture al nuovo emettitore mi misi a compilare le carte per il noleggio del minivan. Per destare meno sospetti possibile avrei fatto dei giri di prova nei giorni precedenti all’ora X, per gli stessi quartieri che intendevo prendere di mira. La prudenza è un obbligo per chi vuole cambiare la Storia, solo… quel veicolo mi metteva ansia, avrei dovuto fare la massima attenzione a non ammaccarlo. Altrimenti chi lo sentiva l’autonoleggio.
27 maggio
Tutto era finalmente pronto: giorno di elezioni. Alle nove del mattino mi detti una sistemata allo specchietto retrovisore e partii, con la mia invenzione montata sul tettuccio e pronta per irradiare secondo la mia mappa e la mia tabella di marcia. Con le dita strette al volante fantasticavo già i prossimi collaudi su scala più ampE GUARDA COME CAZZO GUIDA QUELLO STRONZO, AMMÀZZATI. Lo stronzo non aveva tutti i torti, coi tacchi ho sempre avuto poca dimestichezza.
Tornai a casa a notte fonda in uno stato pietoso, dopo una doccia filai subito in garage e accesi la televisione sugli exit poll: ce l’avevo
fatta! Nei quartieri dove avevo fatto il giro il voto femminile era sceso sotto il cinque per cento. Dati provvisori, sicuramente. Forse abbastanza per mettermi nei guai ma contavo di rifugiarmi a Kabul entro i successivi due giorni. Era tempo di una bella dormita, e poco prima di perdere conoscenza nel letto, stringendo il biglietto aereo, ebbi appena il tempo di chiedermi: Ma quando mi è spuntata questa terza di tette.



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