Bello morire per il patriarcato

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Le femministe come al solito ci hanno sedotti e abbandonati. Prendendo in prestito dalla sociologia il concetto di patriarcato (sentite come suona bene: pa-triar-ca-to) e gonfiandolo fino all’inverosimile, erano riuscite a renderlo il capitalismo del XX secolo. Il nemico da abbattere nella lotta finale. E noi manco a dirlo eravamo a cazzo dvrissimo in attesa della lotta finale contro le nostre sorelle coi piercing ai capezzolini e i capelli fucsia. Gnam.

Poi qualcosa è andato storto. Davvero storto. Forse sono invecchiate, forse hanno trovato un lavoro, magari ambedue le cose. Fatto sta che tutto si è infranto sulla battigia dell’intersezionalità, sul decidere se pòle la trans pareggiare con la mulatta, e nel frattempo accapigliamoci con la Rowling. Un disastro. Le maledette profumiere ci hanno lasciati da soli col patriarcato in mano, che si affloscia tipo soufflé.

Dai che era bellissimo questo significante quasi vuoto: potevi metterci dentro di tutto e di più con la tua fantasia. Potevi comprarlo in due versioni, quella per lui dove noi sfigati c’immaginavamo già rvdi vichinghi a sottometterle tutte e quella per lei, far vedere il culo su internet finché non finisci a fare la mantenuta. Piaceva a tutti.

Avresti potuto usarlo – chessò – anche per persuadere qualcuno d’importante che monogamia e certezza della paternità sono necessarie perché il maschio sia invogliato a investire nel sistema, ma seppur mi si giuri che queste due cose siano talmente importanti e intuitive da essere state sviluppate in parallelo da culture tra di loro lontanissime e diversissime… che al momento un qualsiasi movimento si prenda sulle spalle la domanda fondamentale “perché un maschio dovrebbe investire nel sistema” sembra tutt’altro che intuitivo, ancora quasi fantapolitica.

Forse non siamo nel campo della politica, ma della geologia. La Questione Maschile è la faglia di San Andreas della politica. Sempre pronta da un momento all’altro a fare sconquassi, ma non li fa mai, al massimo una o due scurreggine. Ma bada! È pronta, neh! Da un momento all’altro. Guarda il dibattito, guarda come stuzzica. E prematura anche. Guarda che è pronto, sempre più persone stanno capendo! Sì, il cazzo. Intanto dovresti convincere un uomo (un brutto semmai! Il sale della terra, la mano della Storia) a non vergognarsi di dire in giro che non tromba, poi dovresti convincere più uomini (più brutti semmai!) a eccetera eccetera.

Infine dare loro un mezzo per contare qualcosa. E la competizione intrasessuale maschile, non minerebbe il movimento dalle fondamenta? Politicizzare il sesso, questa cosa atomica, sulle prime potrebbe sembrare un’ottima idea, se ci sono riuscite le donne possiamo riuscirci anche noi… ma potrebbe essere la proverbiale bomba che ti esplode nel culo. Dai che non sono domande oziose.

Forse alla lunga non si può davvero sopportare la vita senza cesellare questa fredda pietra e idealizzare la donna, perché sulla sua crudeltà non cresce davvero nulla*. E questo nulla è terra non di ma per nessuno, inabitabile. Hai voglia a dirle che seleziona male i suoi compagni, alla fine è lei che seleziona e buonanotte. È il suo lavoro, chi disprezza compra e anche la Belle Dame sans mercì… è una creazione di una mente maschile. A galleggiare nel nucleo fissile dell’uomo c’è non tanto la voglia di, quanto l’antica consapevolezza che può capitar di, morire per una donna; e più di rado che si deve morire per una donna.

*all’opposto di questa strada si trova la Madre di Dio, l’Anti-Eva.

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