ir su omo

Lidia I

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Comincia con un angelo rosa che termina in un paio di sandali neri davvero di merda, con troppi listini e una discreta zeppa. Mortificherebbero ogni piedino tanto che (benvenuti a tutti, i salatini sono nell’angolo) oggi non parleremo di piedi. Mi spiace. Per tutto il resto quasi nulla da eccepire e qualsiasi difetto è al posto giusto. Dritta e limpida: mi sorridi fino a farmi liquefare.

C’e sempre un ma e c’e sempre un uomo, il tuo. E quando mai. Qualche accenno levantino ha infierito sulla sua fisionomia sudaca con tratti stolidi, ferini, così è ancora meno sopportabile vederlo abbrancarti. Il solito coro greco mi sale dalla bocca dello stomaco incitandomi ad atti che mi farebbero finire sul giornale. “Siamo un po’ in crisi” un cazzo, bimba. Su. Un cazzo di cui è facile figurarsi il proprietario.

Di chi è la colpa? Come al solito mia e non c’è da stupirsi, sono io che ti ho convocata in pianta stabile in questo [redatto] pensando: figurati se viene davvero. La buona intenzione è sempre la stessa quindi la strada verso l’inferno si lastrica in questo caso di desideri che si avverano: mi sono regalato un abbonamento per vederti mentre ti mette le mani addosso. Giocata niente male. Ti mette le mani addosso chiedendosi intanto, ehi, sono latino, quel tizio lì dovrebbe socializzare con me come si fa da sempre quando un latino entra nella stanza. Come mai non lo fa. Me lo sto chiedendo anch’io, hombre, e non ce l’ho con te, è solo il gioco delle parti: chissà se a forza di chiedermelo non divento brutto come te.

Figurati se non continua.

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