Comincia una storia di barbari.

Permafrost I

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E mi dissi: “Ai primi freddi vedrai che torneranno”. Le donne, ovvio. Mi sbagliavo. Era una pia speranza.

La neve faceva cumuli sui tetti e il villag­gio diventò il primo centro studi al mondo in materia di virile rassegnazione, ma l’albero cadeva nel bosco senza nessuno a sentirlo, e anche qualora vi fossero stati studiosi interessati alle nostre teorie, non ci avrebbero raggiunto da quelle strade pericolose.

Gorg diceva: “Siamo diventati molli, è un castigo degli Dei”. Così andammo dietro a Gorg e fortificammo le membra. Alla fine spaccavamo una vacca in due. Che è impressionante come cosa, gli Dei devono aver prestato attenzione. Solo che la vacca ci serviva. E per lei dev’essere stata una liberazione visto che alcuni di noi ci andavano a letto. Tutta quella vacca da man­giare ci rese meno avvilente il calare progressi­vo della massa muscolare, e anche essere esperti nella preservazione della ciccia ci tirava un po’ su il morale: la ciccia durava, saremmo durati noi. Anche senza donne. Ma chissà per quanto.

Il buio veniva prima e se ne andava tar­di, si appiccicava a inchiostrare le coscienze. In­tanto gli Dei ci mandarono un’altra vacca, sta­volta con mutande di lamiera.

[CONTINUA]

Una risposta a “Permafrost I”

  1. Permafrost II – saddambovary

    […] [Capitolo precedente] […]

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