Permafrost III

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[Capitolo precedente]

Io e Cerbac schiacciammo col braciere la testa di un lupo per sincerarci che fosse morto, dopodiché demmo una mano a seppellire i due cacciatori rimasti a terra. Eravamo un po’ ner­vosi perché la cosa richiedeva il suo tempo. Le pietre focaie mi ciottolavano in tasca.

Arrivammo al punto in cui per salire era meglio legarsi il braciere addosso. Cerbac ansi­mava ma non sbagliava un passo, altrimenti saremmo rovinati giù. Bastava un uomo per col­locare il manufatto e accendere la legna: i cac­ciatori superstiti rimasero all’erta anche se il fuoco era un bello spettacolo. L’aria era gelida, pulita. Il cielo sgombro: sarebbe stato mica male rimanere lì un altro po’, a pulire i pensieri. Il sole… stava già per sparire dietro le montagne vicine.

Giocoforza prendemmo più veloci la via del ritorno, a passi larghi, cercando d’indovi­nare la forma della statua che speravamo giù al villaggio avessero già finito. Gorg non aveva fat­to una piega quando c’era stata la decisione di raddoppiare il rituale. Il mio compare mi passò la fiaschetta di liquore e tossì. Una tosse proprio brutta.

Stavo per dirgli qualcosa ma si sbracciò e indicò proprio alle mie spalle. E questo racconto non lo faremo così spesso perché c’è sempre il verso di passare per scemi, ma era una donna coi capelli rossi e gli occhi azzurri, quella che ci guardava da dietro un abete. Feci qualche passo per raggiungerla ma era sparita. Si stava facendo buio.

[CONTINUA]

Una risposta a “Permafrost III”

  1. Permafrost IV – saddambovary

    […] [Capitolo precedente] […]

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