“Ti piace? Iscriviti al mio Onlyfans.”
“Penso di no, Noemi.”
Ormai le onlyfansine su internet sono numerose quanto le cacche di cane per strada, senza offesa per le onlyfansine. Purtroppo non ci sono dispenser di sacchetti per portar via una onlyfansina, se la trovate in giro mentre si scatta foto nuda da vendere. Ma gli assessori prima o poi rimedieranno. Noemi, carrozzatura armoniosa per il suo metro e sessanta, piercing alle labbra birichino (più nelle intenzioni che negli effetti), dietro allo sguardo piacione covava un’incandescente volontà di dominio sull’universo. Volontà che impastava ogni giorno nella sua piccola formula magica di quattro parole. Iscriviti. Al. Mio.
Cominciò tra noi un serrato tira e molla. Noemi aspettava che cedessi, tentava in ogni modo d’incatenarmi al suo abracadabra, per rinchiudere in eterno il mio spirito nel suo Pozzo Delle Anime Dimenticate. Io volevo vedere quando mi avrebbe mandato a prendermela un metro nel culo.
Non era finta, era vera. Vere le sue soffici sise, e se non mi avessero piegato loro avrebbero dovuto pensarci le sue indomite inclinazioni da studentessa di psicologia. Noemi era vera come può esserlo un’onlyfansina, e so che faremmo notte a sviscerare la definizione di “vera”. Purtroppo ho molto bisogno di dormire.
“Buona giornata, vado al lavoro.”
“Stammi bene! Vado a fare la lavatrice. E iscriviti al mio Onlyfans.”
Ho abbastanza dimestichezza con le donne da sentire il rumorino che fanno quando per loro diventi un caso di studio. Quindi subito prima degli infiniti tormenti del Pozzo – immaginai – ci sarebbero state delle diapositive, almeno una se non più conferenze con onlyfansine in bikini come relatrici e pubblico. Sarei finito anche in quelle grosse riviste trimestrali di Scienze Onlyfansiniche che non legge nessuno. Finalmente preso il Maschio Difficile, e Noemi in copertina che sorride tra le colleghe fiere, la mia anima a fluttuare in una gemma racchiusa tra la tettona sinistra e la tettona destra.
Mi stava simpatica, forse perché non sono una calda e morbida ragazzina onnipotente, chissà cosa si prova. Non avevo diapositive dove rinchiuderla ed ero sinceramente fiero di lei per il suo carattere e la sua certezza, ne avessi avuti almeno la metà. Forse il carattere stava nella tettona sinistra e la certezza nella tettona destra.
Smettemmo di accorgercene. Passarono mesi e un violento terremoto aprì in due la sua città di [REDATTO]. Dovetti lasciare la macchina a un’ora dal centro e prendermi spintoni mentre risalivo la fiumana angosciata di sfollati, ma alla fine trovai la tenda della protezione civile e Noemi, nascosta in una tuta rifrangente da paramedico chiazzata di fango. Non pensava ci saremmo mai incontrati. Nemmeno io.
“Tra cinque minuti abbiamo il terzo turno di ricerca. Mangia qualcosa e partiamo.”
Annuii. Che c’era mai da dire? Mi passò una torcia e una pala, la seguii come un’ombra.
“E stasera, prima che stacchino il generatore, iscriviti al mio Onlyfans.”
Tre settimane dopo il funerale del suo ragazzo, rimasta senza casa, venne a stare da me. Poteva lavorare e studiare mentre ero via, non le avrei chiesto di cucinare ma lo fece di sua volontà, divertendosi come una matta a fare qualcosa di nuovo ogni giorno. Era quasi brava e si era comprata un grembiule su internet con scritto “iscriviti al mio onlyfans” in lettere azzurre. Sorridevo. Non protestai vedendola ciucciare tutta la banda di internet. Sicuramente le serviva per dare gli esami.
Con l’orto era una frana ma un paio di mani avrebbero fatto comodo a tutti. Era così contenta dei suoi primi cetrioli che ne mangiammo per due mesi. E la casa era vuota da morire quando andava via dai suoi, non buttavo più i bigliettini che mi lasciava sotto il cuscino. Mi facevano compagnia. Anche se c’era scritta una cosa sola e no, non mi ero ancora iscritto al suo Onlyfans.
Quarant’anni dopo Noemi mi stringeva la mano in una stanza del policlinico mentre il tumore finiva di divorarmi. Volevo che smettesse di piangere, ma non avevo più forze per dirglielo. Dal mattino avevamo guardato tutte le nostre foto insieme e dove non c’era una foto, c’era un ricordo di cui parlare.
“Resta con me. Ti prego… iscriviti…”
“Signora. Adesso è nel grande Onlyfans lassù.” Il parroco prese la sua borsa e abbracciò Noemi. Sarei rimasto sempre con lei. Un giorno di tanti anni prima mi ero iscritto senza dirle niente.




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