Mi è cascato il cazzo

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Trombata favolosa, da celebrare. Uno di quei frangenti in cui
sembrano i personaggi a scrivere il copione e non l’autore. Senza
protezioni e con litigate e con scuse, la ricorderò in eterno. Il
pomeriggio ti riporto in stazione e in un angolo c’è un irlandese che
sta agonizzando, già che ci sono gli salvo la vita perché dai, che cazzo di posto è per morire. L’irlandese è uno che fa kayak e si lancia con la bici, alla sua giovane età ha un fisico snello col quale fa cosa vuole. Non crepare qui come un tossico. Va bene che un colpo di calore è roba seria, va bene che sei un coglione – come me come tutti – ma Dio mi ha messo sulla tua strada perché tu possa crepare chessò, nei tuoi torrenti in kayak.

Due settimane dopo mi arriva una bottiglia di whisky a casa. Dev’essere ottimo. In tutta questa storia c’è solo un problema: è passato un anno. Un anno che non salvo turisti irlandesi e un anno che non batto chiodo. Anniversario pesante per un uomo e a me è cascato il cazzo. In compenso, pagare questo trascurabile prezzo mi ha reso il miglior scrittore della mia generazione: l’unico che pensa notte e giorno a come farti felice. Non tu donna, tu sei sparita, il destino come sempre è impareggiabile prestigiatore. Tu lettore e fratello. Per il quale vale la pena scrivere grandi libri ma il cazzo è meglio se te lo tieni stretto.

La bottiglia è ancora lì, illesa.

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