Perché Turetta?

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C’era una volta una storia che finì. Il maschio adulto totalizzò per qualche giorno forse un sei virgola cinque sulla scala Sclerate Post-Relazione, che va da zero (avevo una relazione?) a dieci (benvenuto a Poggio Reale, dotto‘). Per fortuna c’era una figlia (altrui) già grande a cercar di far capire al maschio adulto che doveva lasciare in pace la femmina adulta: maschio adulto che cazzo stai facendo?

Il maschio adulto, che se oggi potesse manderebbe un mazzo di cioccolatini alla ex bambina, in breve fu catapultato fuori da quella trance e pensò: minchia è vero, che cazzo sto facendo? per poi andare a leccarsi le ferite un paio di mesi come tutte le fantasmatiche, leggendarie persone normali. La condotta della femmina adulta magari non sarà stata irreprensibile e la storia era senza futuro, ma sono due elementi che esulano dal tema.

Da allora il maschio adulto non dimenticò la nebbia del berserk. Con l’accumularsi di nuove leggi ed episodi di cronaca su passioni e delitti sia la curiosità, sia un vago senso di allarme lo spinsero a fare qualche ricerca: voleva saperne di più, tante volte fosse servito ad aiutare le sue conoscenze.

Al di fuori ci diciamo sei mio, sei mia. Con manifestazioni alla collettività (il matrimonio, il fidanzamento con anello, wow ve lo ricordate?), seguano esse un codice stabilito o meno. Con manifestazioni all’interno della coppia, si spera più frequenti di quelle esteriori. Cosicché la possibilità e la voglia di stringere legami giungano nel mondo visibile dei segni e segnali.

Al di dentro diventiamo scatole che si scambiano dopamina, ossitocina, vasopressina. Roba forte, roba che te fa viaggià e crea assuefazione già dal corteggiamento. E una rottura manda in merda l’equilibrio biochimico: ci si ritrova poveri di galateo come tossicomani in astinenza, se non peggio. Arrivano cortisolo, adrenalina e serotonina. La gente sclera malissimo quando si lascia anche perché la rottura avviene contemporaneamente sui due livelli. Quello dei segni, dell’io e del linguaggio (di chi sei adesso?) e quello delle sostanzine che ci scorrono dentro. C’è una frase molto carina che Grok ha rubato a qualche psicosito: il cervello non sa distinguere tra rifiuto e dolore fisico. Se siete mai stati accanto a gente mollata ricorderete il faticoso processo di doverli aiutare sia a recuperare un po’ di sostanzine, sia a ricucire l’umiliazione.

Arriviamo al post-Turetta e a due sue importanti ramificazioni, quella della guerra psicologica e quella degli avvoltoi.

Guerra psicologica: anche le donne per le suddette ragioni reagiscono con violenza, non ci piove. Care donne non reagite con violenza a questo blog, eccovi un fiorellino ✿ guardate che bellino. Il maschio italiano oggi va tartassato sino a fargli assumere la consistenza del liquame, in attesa della legge che ne regoli forma, dimensioni e densità. Va tartassato senza nulla in cambio che non siano ulteriori torture. E Turetta è una scusa sin troppo ottima: il femminismo attraverserà crisi violente prima di quanto pensi, perché volendo la botte piena e il toyboy ubriaco toglie al consesso civile più di quanto restituisca. C’è un limite oltre il quale il maschio non dev’essere umiliato ed è meglio che non venga fuori: nel frattempo si paghi per i delitti altrui.

La maggior parte di chi cavalca e predica il femminismo e passa il tempo a fare a peperini le relazioni uomo-donna, segue comunque i vecchi codici della coppia. Sei mio, sei mia. Usa un armamentario dialettico che non vuole abbattere quanto riconfigurare la scalata al potere nelle relazioni. Cerca il suo punto di vantaggio, di avere più manico di coltello in mano ed è da dubitare che voglia mettersi accanto il maschio trifolato, funzionalmente inutile che dice necessario.

Avvoltoi: c’era già, l’industria del femminicidio. Avvocati, consulenti, giornalisti, podcaster, politici, psicologi da sempre trasformano gli scazzi in oro. Ma Turetta, un maialino di cui non si butta via nulla, è stato il Covid dell’amore che li ha fatti trottare tutti contemporaneamente. Ci guardano da ogni angolo per vedere se le nostre passioni possono tradursi in una nuova Porsche Macan.

Quindi? Proprio come il Covid, Turetta non esiste. Il più dolce grido di battaglia che abbia mai sentito: dopo un secolo passato a sbattere mostri in prima pagina, in prima pagina ci siamo finiti tutti. Ero rimasto a il Mostro di Firenze non è X, e Y! e che un assassino potesse essere immaginario proprio non lo concepivo. Ma lo è davvero, perché elevarlo ad avatar del maschio cattivo-no-no-non-si-fa lo ha gonfiato troppo e subito sino a renderlo trasparente, sino a far intravedere the man behind the curtain. Non resta che resistere negando, divenendo pessimo bestiame e negando, se serve, persino l’esistenza di Vigonovo. La negazione sia atto creativo nell’epoca in cui arrotolano il giornale e ce lo sbattono in testa, fuor di metafora.

Perché Turetta? Ora che sanno come trasformare il tuo anello di fidanzamento e la tua ossitocina in soldi e potere, non molleranno l’osso molto presto.

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