Facciamo un salto nella cultura incel. Non so cosa sia la cultura incel ma in caso esista, da bravo intellettuale voglio farne parte e possibilmente usarla per fatturare. Quella variegata e affascinante comunità non potrebbe ardire di sfondare nell’immaginario collettivo senza prima produrre vere e proprie maschere della Commedia dell’Arte. Per fortuna è successo e ne tracciamo una breve evoluzione qui, vediamo se ho studiato.
In principio, nell’Anglosfera, furono Chad (il bello che vince la donna, probabilmente bravo nel football) e Stacy (la bella della classe, magari un po’ fatua). Questo perché l’osservazione degli stereotipi in campo sessuale non poteva che avvenire al liceo, e Chad e Stacy nascono negli anni Cinquanta. Mezzo secolo dopo, quando inizia a ribollire e coagularsi il gergo redpilled, sono figure subito comprensibili per un americano.
In questo triangolo non può che mancare il beta, il secchione, lo sfigato: colui che in opposizione a Chad la donna non la ottiene. Qui le cose si fanno strane perché ai tempi d’oro in America lo chiamavano Poindexter, ma questi sparisce o resta sottotraccia per decenni sino a ricomparire pochi anni fa, in versione 2.0: benvenuto, Chud. In tutti questi anni ha acquisito ogni caratteristica dell’anon, è razzista, complottista, gioca ai videogiochi e dice le cose cattive alle ragazze. O comunque chi più ne ha più ne metta.
Il suo volto, per una serie fulminea di scambi e convergenze evolutive (internet+voglia di fica fan miracoli per l’intercultura) è ormai prestato e assimilabile a Piergiorgio, il beta italiano nato una quindicina di anni fa. Superfluo tracciarne un ritratto – nel lungo periodo siamo tutti Piergiorgio – ma lo facciamo lo stesso, visto l’infinito amore che proviamo per lui. Dal nome si direbbe settentrionale (ricordiamo San Piergiorgio Frassati), gli studi sono forse STEM, la famiglia è non indigente e il carattere premuroso. Piergiorgio economicamente e culturalmente (affettivamente?) è la stabilità, la normalità che la ragazza italiana rifiuta per gettarsi nelle braccia dell’alfa e dei viaggetti. Il reietto della Storia, il fantasma che si aggira per l’Europa, il Salvatore di Fine Secolo. Ma non divaghiamo.
Cumcetta nasce oggetto del desiderio come Stacy, ma le somiglianze si fermano qui. Non dev’essere per forza la bella della classe (anzi) perché è la ragazza italiana standard. È venuta dal meridione a studiare e gravitare verso il cum*, condimento della bella vita universitaria e dei suoi giorni spensierati di emancipata. Già a partire dal nome, le innocenti speranze di Piergiorgio sono in pezzi.
Chad è sempre lui, definito solo da ciò che fa, in opposizione a Piergiorgio. Una dimensione esistenziale un po’ ristretta, direbbero gli studiosi, ma lui non lo sa e continua a scopare. La sua digievoluzione è Magrechad, il chad magrebino magari di seconda o terza generazione. Ambisce a diventare la varietà dominante sulla Penisola e ci riuscirà quando non esisteranno più pali o lampioni ad arrestarne l’avanzata.
Dopo pochi anni sulla cresta dell’onda, col suo bel faccino quasi efebico e la sua chioma a broccoletto, non si hanno più notizie di Tommy Ricciolino, variante di Chad ora in disuso. Dopo il liceo poche sorti immaginiamo possibili: si è perso nelle masse dei Chad o dei Piergiorgi, magari si è sottratto al crudele Samsara della lotta sessuale dicendo addio alla fregna (based).
E Giancazzo? Qui le cose si fanno interessanti, perché è un arrivo recente. Potrebbe dirsi l’ombra junghiana, il Piergiorgio visto da Cumcetta, una Cumcetta in diatriba con la cultura patriarcale (ohibò), una Cumcetta esasperata dal dover rendere conto delle proprie azioni. Visto che in media le donne non sanno memare, Giancazzo è una semplice maschera polemica e non ancora drammatica come i suoi colleghi. Non si sa quanto sia suscettibile d’evoluzione. Si può dire che funga da richiamo per altre ragazze perché si assiepino a mantecare i coglioni di qualche commentatore sprovveduto: in ogni caso lo troviamo in “Scusa Giancazzo se [al posto di far come vuoi fo quel che piace a me]” e infinite variazioni sul tema. L’onomastica davvero maleducata dice molto su quanto siano divenute rozze le nostre adorate sorelle.
*la sborra.




Rispondi