Romanzo che useranno per torturare i maschi italiani nei prossimi lager del Dipartimento Pari Opportunità, ospitati negli ex CIE. Henry Chinaski, cinquant’anni, è uno scrittore ormai noto: dopo quattro anni che non batte chiodo indossa una camicia di lino e torna a passare da una donna all’altra, spesso la seconda gli serve per fuggire dalla prima mentre scrive alla terza. Tutte vogliono fare l’amore con lui ma devono aspettare il proprio turno, perché farci l’amore mentre altre ci fanno l’amore sarebbe poco euclideo. Donne è un hentai per avvinazzati, spesso scorrevole e divertente.
Lui è la pallina e le femmine il flipper. Ragazzine cosciotte provenienti da altri stati gli fanno trovare nella posta le loro poesie, le loro lettere, le loro foto. Purtroppo non possiamo più tornare sulla Luna o costruire le piramidi, sono tecnologie che abbiamo perso. Della biblioteca di Alessandria non restano nemmeno le ceneri, ma la biografia di Enrico Papi è in sconto del 10%.
In questo libro, che non è stato scritto per far rosicare i suoi contemporanei ma probabile sia avvenuto lo stesso, non succede un cazzo, solo meravigliati quadretti di vita di un tizio i cui giorni vengono disposti dalla passera come tessere del domino. L’autore mette le mani avanti: nessuna evoluzione da protagonista di romanzo, non vuole cambiare e non può. Ora, noi possiamo prendercela coi social, con le suffragette, con Tel Aviv o con chi cazzo ti pare. La verità è che fra noi e quelle interazioni con l’altro sesso testimoniate dagli Antichi Testi c’è un muro di gomma, che dipingerei come i personaggi principali dell’Apocalisse di Giovanni.
Arrivano sulla scena a squarciare il mondo dell’uomo. Tutti da commentare, mai veramente da sviscerare se ci tieni davvero al cervello, perché sviscerarli aprirebbe alla domanda “sono davvero così imbattibili?”. Ti pare che si possa andare lancia in resta contro al Drago dalle sette teste? Essi sono, essi hanno un posto nel corso degli eventi. La loro assolutezza serve al quadro complessivo.
Se riesci a finire Donne ti meriti una medaglia e non perché sia scritto male. Anzi.




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